Mamma, perché ti faccio mille domande?

Mamma, perché ti faccio mille domande?

Ho un figlio che mi tempesta continuamente di “perché”: su tutto, dalla pioggia ai gatti, senza sosta. A volte mi sento sopraffatta e finisco per rispondere in modo frettoloso o spazientito. È normale? E come dovrei comportarmi per rispondere nel modo giusto senza perdere la pazienza?

Laura, Bologna

Cara Laura,
le domande dei bambini, anche quando sembrano non finire mai, hanno sempre un significato importante. Nei più piccoli nascono dal bisogno di scoprire un mondo nuovo, mentre in altri casi sono un modo per cercare attenzione e contatto con i genitori.

Per questo è fondamentale evitare risposte distratte o infastidite: rischiano di trasmettere poca disponibilità affettiva e, nel tempo, possono indebolire il dialogo. Se proprio non puoi rispondere subito, meglio rimandare con calma spiegando che lo farai più tardi, dedicando il giusto tempo.

Le risposte, inoltre, dovrebbero adattarsi all’età. A tre anni è utile usare spiegazioni semplici e immaginative, a otto anni si può introdurre un approccio più scientifico, mentre con i più grandi vale la pena andare oltre la domanda e capire cosa c’è davvero dietro: spesso è solo un modo per metterci alla prova o per dirci qualcosa di più profondo.

Ascoltare con attenzione e rispondere con cura non significa solo soddisfare una curiosità, ma costruire nel tempo fiducia e comunicazione.

 

Paola Santagostino, psicoterapeuta,

autrice del libro ”Le domande dei bambini”