Non è mai troppo presto: a leggere ad alta voce storie ai bambini si può comiciare subito, da neonati, e c’è chi dice che sia utile persino durante la gravidanza. «Attraverso fiabe e filastrocche, il bambino percepisce la musicalità della lingua», spiega Letizia Mancini, educatrice per l’infanzia a Milano. «Questo ritmo è per lui una ricchezza importante, attraverso la quale apprenderà il linguaggio: come un piccolo matematico, infatti, decodificherà poco alla volta dai suoni le parole...». Non solo: la lettura contribuisce a rafforzare il legame bambini-genitori: «È un momento di relazione esclusiva, in cui papà o mamma sono a completa disposizione del figlio», assicura l’educatrice. Dunque, ora che si avvicina il Natale, ricordatevi di regalare libri. Sappiate che il vostro dono potrebbe diventare il libro più amato da un bambino.

PRIMI PASSI
Dicevamo che bisogna cominciare a leggere insieme da subito: così si costruisce una base sicura che porterà il bambino a volere leggere anche da più grande. All’inizio, i libri ideali sono di 2 tipi: quelli sensoriali e quelli con le filastrocche. «I primi hanno elementi tattili, come parti soffici o ruvide, oppure emettono suoni, come i versi degli animali, o rumori onomatopeici (splash, boing...). Molto amati sono quelli con le finestrelle, che il bambino apre per trovare i personaggi: il gioco del “dov’è?” li coinvolge e diverte sempre», assicura l’esperta. «Altrettanto apprezzati sono quelli con filastrocche e rime: la musicalità è per loro un elemento di piacere che facilita l’apprendimento del linguaggio, anche delle parole più difficili».

ANCORA, ANCORA...
Succede sempre: se a un bambino piace una storia, se la vuole fare ripetere più e più volte. «Sa anticipare gli eventi, sente di avere il controllo, di essere padrone della situazione: questo lo rassicura e rasserena», conferma l’educatrice. I libri preferiti spesso coincidono con i giochi più apprezzati: storie di automobiline o di cantieri se ha queste passioni, racconti di animali se adora i peluche. I genitori devono armarsi di pazienza e adeguarsi con la massima disponibilità al desiderio di ripetitività del piccolo, anche 5 volte di fila. Al massimo, come alternativa, si può provare a proporre uno spin off di quel libro, un seguito o una variante, ma senza insistere.

IL RAPPORTO CON LE EMOZIONI
Attraverso il racconto il bambino conosce realtà che non ha ancora sperimentato. «Quanti dei nostri figli hanno mai visto un elefante? Eppure tutti sanno ben presto cos’è, imparano a conoscere il mondo attraverso i libri». Man mano che crescono, le immagini e la musicalità non bastano più, cominciano ad apprezzare la narrazione, le storie con una trama. Ancora di più se chi legge adatta la voce ai vari personaggi, imitando i toni dell’orco, della strega... Attraverso l’immedesimazione nel protagonista, i bambini acquisiscono anche le parole per esprimere le loro emozioni, le loro paure. «Il lupo cattivo, personaggio di Cappuccetto Rosso e de I tre porcellini, è già molto presente nel loro immaginario a 2-3 anni: giocano a rincorrersi e a turno uno fa il lupo. Significa che questo primo simbolo delle cose che fanno paura viene introdotto da tutte le famiglie già molto presto. Rappresenta un’ottima palestra emotiva: i bimbi possono entrare e uscire dal gioco quando vogliono, esercitando un controllo rassicurante», spiega Letizia Mancini, che prosegue: «Il confronto con la paura è costruttivo, ma va introdotto gradualmente. Libri come Pollicino e Hansel e Gretel, in cui il tema dell’abbandono è predominante, vanno letti dopo i 4 anni, quando il bambino ha una buona conoscenza della sua emotività e distingue già tra realtà e fantasia».

L’AUTONOMIA
Dopo avere terminato la lettura di un libro, anche se il bambino non si è ancora addormentato, si può uscire lasciandoglielo in mano: «Molto spesso se lo autoracconta, citando frasi a memoria o inventando nuovi dettagli. Può leggerlo a se stesso, agli amici immaginari, ai pupazzi... Ascoltare da dietro la porta può essere molto divertente...»

LE DOMANDE
Durante la lettura, i bambini possono fare molte domande: perchè è successo? Perchè ha detto/ fatto così? Bisogna rispondere con pazienza, proponendo la propria interpretazione. «A volte sono loro a dare una loro fantasiosa spiegazione dei fatti: va accettata, è un’affascinante occasione di vedere come funziona il loro cervello», sottolinea l’educatrice. Invece, la lettura non deve diventare un momento di verifica delle abilità del bambino: «Mai dire: vediamo se hai capito; mai fare domande per verificare la comprensione del testo. Per il piccolo ascoltare il racconto deve poter essere una coccola, un godimento puro, non una prestazione. Il libro non deve diventare un oggetto scolastico», si raccomanda l’esperta.

I MOMENTI GIUSTI
La lettura prima di dormire è sempre una buona routine, ma si possono ritagliare momenti da dedicare a questa attività anche durante la giornata. Spesso è il bambino a chiederlo, vuol dire che ha voglia di un momento tranquillo, oppure può essere il genitore a proporlo, per calmarlo quando magari è un po’ troppo scatenato.

LA SUA LIBRERIA
Un angolo dedicato alla lettura: nella sua cameretta, oppure in soggiorno, è bene ricavare un micro ambiente con tappeti e cuscini, dove potere leggere in tranquillità, con gli adulti o in autonomia. «Esistono delle piccole librerie, dette “montessoriane”, costruite ad altezza di bambino, fatte per esporre tutti i libri con la copertina ben visibile, così che il piccolo li possa scegliere e poi riporre anche da solo», precisa l’esperta. Non è difficile realizzarne di simili, magari adattando vecchi scaffali, oppure tendendo un cordoncino tra due ganci e appendendo i libri “a cavallo” del filo. Per quanto riguarda l’assortimento, «in generale, suggerisco di mettere a disposizione 3-4 libri selezionati dall’adulto, più alcuni altri scelti dal bambino. Una visita in libreria è sempre molto stimolante per lui, anche quando è ancora piccolino», consiglia Letizia.

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