Le parole del vino

Per cercare di raccontare le emozioni che può suscitare un sorso di Chianti oppure di Chardonnay, la prima regola è la libertà. Ognuno di noi ha il palato e il naso che si ritrova (pare che le donne in questo abbiano geneticamente i sensi più affinati) e in più, nel gioco della degustazione, conta molto anche il proprio retroterra di esperienze. Il vino, che è convivialità e piacere, non deve intimorire: nessuno vi giudicherà se non sentite profumo di terra bagnata nel rosso d’annata che state girando nel bicchiere; magari, sorseggiandolo, ritroverete altre sfumature, altri ricordi. Insomma, meno schemi e più emozioni, è questo il segreto per godere al meglio di un buon bicchiere di nettare di Bacco.
Ma oggi si parla di vino (e ancor più di cibo) allo stesso modo in cui fino a pochi anni fa si parlava del tempo. È diventato un argomento generico di socializzazione, per attaccare bottone o colmare silenzi, che mette di buon umore e spesso fa nascere simpatie. Se perciò volete usare qualche termine specifico, allora vale la pena seguire l’approccio sistematico di degustazione internazionale, i cui passi corrispondono ad altrettanti aggettivi da utilizzare per descrivere il vostro vino:
• alla vista: guardate il liquido nel bicchiere e stabilite l’intensità e la “sfumatura” del colore (es. giallo, rosa, arancio, rosso rubino ecc.)
• al naso: dopo aver guardato il vino, annusatelo. Sentirete se il profumo è netto o vi sembra guastato da qualche sentore sbagliato (per esempio, sa di tappo), se il bouquet che esprime è più o meno intenso e provate
a riconoscere qualche aroma (fiori, miele, frutti di bosco, ciliegia ecc.)
• al palato: ora fate scivolare il vino in bocca e cercate di percepire le sensazioni di tutte le vostre papille gustative (dolcezza, acidità, corpo, tannicità, finale, aromi).

DA SAPERE

Ecco alcune spiegazioni generali che possono aiutare a orientarsi.
• I sentori/aromi/bouquet si dividono in sei grandi categorie: 
floreali, fruttati, speziati, vegetali, legno e altri di vario genere.
• Per corpo del vino
si intende la sua struttura, che può essere più o meno consistente, dando una sensazione di maggiore o minor potenza in bocca: come per il latte, diverso se intero, parzialmente scremato o scremato.
• I tannini
sono delle sostanze, appartenenti alla famiglia dei polifenoli, contenute nella buccia e nei vinaccioli (chiamati volgarmente semi) di un chicco d’uva. Sono contenuti anche nel raspo, ovvero il rametto che
tiene i grappoli attaccati ai vari rami della vite, e nel legno in generale. La loro funzione è quella di conservare il vino e influire sul suo colore insieme agli antociani, che sono altre sostanze presenti nella buccia del chicco d’uva. A livello gustativo, danno il senso di astringenza, ovvero quel senso di secchezza in bocca che ogni tanto si prova bevendo un vino. Infatti i tannini agiscono con le proteine presenti nella saliva asciugando. Quanti
più tannini saranno presenti nel vino, tanto più questo sarà astringente.
Se vi dicono che un vino è maturo, non significa altro che è pronto per essere bevuto, è al culmine del suo percorso e non migliorerà più. L’esatto contrario di un vino giovane.

Davanti allo scaffale

Ci sono anche alcuni termini che possono essere utili quando ci si trova davanti a uno scaffale di vino.

Imbottigliato all’origine da, prodotto e imbottigliato da, imbottigliato all’origine dalla cantina sociale: sono espressioni che possono essere completate dalla dicitura “integralmente prodotto”, a condizione che il vino sia ottenuto da uve raccolte esclusivamente in vigneti di pertinenza dell’azienda e vinificate nella stessa.
Anche le denominazioni di origine sono importanti: in Italia si usano Igt (o Igp) ossia Indicazione geografica tipica; Doc (Denominazione di origine controllata) e, la più alta in classifica, Docg (Denominazione di origine controllata e garantita).
Barricato è il termine che indica che un vino ha subito un affinamento più o meno lungo in legno, cosa che ne determinerà il gusto con sentori che possono variare dalla vaniglia al cedro. Accade spesso per i vini rossi, ma anche molti bianchi, specie Chardonnay pregiati, hanno fatto barrique.
Vitigno è la varietà specifica di vite utilizzata per la produzione di un vino: il monovitigno indica un prodotto derivante da una sola varietà, l’uvaggio è un insieme di più tipologie.
Per le bollicine: il metodo classico corrisponde al metodo champenoise della rifermentazione in bottiglia per minimo un anno, che conferisce al vino profumi e sapori complessi (per esempio Franciacorta, Trentodoc, tutti gli Champagne francesi, il Cava spagnolo); il metodo Charmat prevede invece una fermentazione in autoclave della durata di pochi mesi e conferisce al vino leggerezza e aromi fruttati (per esempio Prosecco). Se infine vi parlano di perlage, sono le bollicine che danzano nel bicchiere: circa 2 milioni a calice!

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