I nostri bambini e l'età del gioco

Il gioco: ci si dimentica spesso che per i più piccoli non è soltanto divertimento, ma soprattutto una sorta di apprendimento, quasi un lavoro con cui si mettono in relazione con il mondo. Guardare, prendere, assaggiare e poi finalmente usare: sono queste le quattro principali attività legate al gioco del bambino. Che a poco a poco riesce a imparare, a impadronirsi di nuove abilità e a muoversi sempre più sicuro nell’ambiente che lo circonda.

Da Zero a 2 anni

«L’attività ludico-esplorativa inizia intorno ai 3 mesi» sottolinea la psicoterapeuta Raffaella Bruni. «E corrisponde alla fase “orale” in cui il bimbo esplora gli oggetti che gli proponiamo assaggiandoli, portandoli alla bocca». Sarà anche la fase in cui il maggior divertimento diventerà afferrare un oggetto e lanciarlo per terra dal seggiolone. «Bisogna entrare nella sua mentalità e quindi non dirgli “no, non farlo”, anzi, se mai “bravo”, quasi incitandolo ». Più avanti, dai cinque mesi in poi, il gioco del bambino, che mano a mano sta cercando di conquistare una posizione eretta, sarà quello di rotolarsi per terra, cercare di risollevarsi, gattonare fino a raggiungere un oggetto. Anche qui si tratta di una fase di piena esplorazione. Al movimento si aggiunge anche quel divertente borbottare che si chiama “lallazione”. Proporgli di ripetere certi suoni lo divertirà moltissimo. Quando capiremo che ha raggiunto “la capacità di percezione degli oggetti”, ossia della loro presenza o assenza, potremo cominciare il gioco di fargli scomparire un sonaglietto, per poi farlo riapparire subito. Insomma, non ci vogliono giocattoli complicati. «Una pianola musicale, ma semplicissima (non sofisticata con mille stimoli sonori o luminosi), qualche pupazzo, la palla e una grande pazienza (il gioco del bambino è molto ripetitivo e monotono) sono ampiamente sufficienti».

Dai 2 ai 4 anni

«In questa fascia d’età il gioco del bambino assume un’altra valenza: diventa simbolico», spiega l’esperta. In che senso? «È la fase in cui il piccolo s’immedesima nell’adulto: per esempio copiando la mamma che cucina, lava i piatti o stira: insomma il gioco diventa soprattutto “far finta di…”». Che cosa possiamo mettergli a disposizione? Il classico banchetto della frutta, ma possiamo anche usare “cose reali”, che di solito gli piacciono di più dei giocattoli. Pentole vere, frutta vera, non è necessario comperargli interi armamentari in miniatura. «Il gioco è un mix di realtà e fantasia, e soprattutto (ancora) di manipolazione degli oggetti e della materia. Invitare il piccolo ad aiutarci in cucina, fargli toccare la farina, farlo impastare, è uno dei modi per divertirlo di più». Da non dimenticare anche fogli e pennarelli con cui il bambino potrà cominciare a pasticciare. Oltre, certamente, ai giocattoli classici, pupazzi e bambole.

Dai 4 ai 6 anni

Dal gioco simbolico (che comunque esiste sempre), si fa un passo avanti. «In questa fascia d’età si può cominciare a intrattenere il bambino con giochi di “regole”. Giochi motori (il nascondino, per esempio, o il pallone), ma strutturati già da piccole norme. È importante che il bambino, giocando, impari la gestione del turno (prima io, poi tu) e anche ogni tanto sperimenti la piccola frustrazione di “perdere”. Insomma, non facciamolo vincere sempre ». Altra attività interessante, divertente e soprattutto educativa è costituita dai giochi in cui il bambino impara a catalogare, a riorganizzare. «Per esempio gli animaletti da rimettere in gruppo secondo la loro razza lo portano a produrre sequenze logiche molto importanti ». E la Tv? «Sì, è il momento in cui iniziano a esserne incuriositi. La tv non è un mostro, anzi, se ben gestita (ossia un’oretta al giorno) con programmi adatti, può essere educativa. Inoltre diventa scambio di idee con i compagni

Potrebbe interessarti anche...