“Sono come cane e gatto”: si dice così per descrivere due persone che non si sopportano. In realtà, cani e gatti possono andare d’accordo, o quantomeno tollerarsi, e vivere insieme nella stessa casa. Ma non bisogna improvvisare, una convivenza felice è sempre frutto di un percorso di avvicinamento in cui l’amico umano gioca il ruolo dell’arbitro, che osserva e lascia ai due contendenti il tempo di adattarsi.

A CASA DEL GATTO
«La situazione migliore è quando il gatto è il “padrone di casa” e il cane è il nuovo arrivato», premette Silvia Bianco, educatore cinofilo e istruttore riabilitatore (www. facebook.com/silvia.bianco.1422). «Schivi e legati alla casa, saranno i gatti a “concedere” al cane il permesso di occupare qualche spazio. La cosa sarà più facile se sono di carattere socievole anche con i membri della loro specie e se hanno già avuto contatti prolungati con altri cani». Per quanto riguarda il cane, l’adattamento sarà più veloce se si tratta di un cucciolo, più facile da gestire ed educare e anche da distrarre quando manifesta eccessiva attrazione per il gatto. «Se invece è adulto e proviene da un canile, suggerisco di fare delle prove nel gattile (di solito è annesso alla struttura), per vedere se il cane si comporta da predatore e se individua il gatto come suo target. In questo caso, meglio rinunciare e orientarsi su soggetti più mansueti», consiglia l’esperta. Riguardo alle razze, i più difficili sono i molossi (tipo il pit bull) e i cani da caccia (bracchi, setter, pointer) o quelli spinti alla competizione, come i terrier: «Di solito in queste razze è molto accentuata la motivazione predatoria. Ma bisogna comunque valutare caso per caso: ci può essere per esempio un bracco che alla caccia proprio non è portato, che ha altre priorità. Di fronte al gatto, potrebbe manifestare curiosità, non istinti predatori», sottolinea l’educatrice.

ATTREZZARE L’ABITAZIONE
All’arrivo del cane, la casa dovrà essere attrezzata con luoghi sicuri per il gatto. Meglio predisporre o liberare alcune mensole non raggiungibili dal cane, dove il gatto potrà rifugiarsi e studiare la situazione dall’alto. Possono essere utili anche i cosiddetti alberi tiragraffi, se abbastanza sviluppati in altezza e ben fermi al suolo. «In questo modo si eviterà che il gatto si nasconda da qualche parte, senza alcuna possibilità di sviluppo successivo della relazione », spiega Silvia Bianco. Per i primi tempi, si potranno collocare anche dei cancelletti di sicurezza come quelli che si utilizzano per i bambini piccoli, per separare il cane dal gatto, senza però nasconderlo né visivamente né olfattivamente. Durante la notte, mentre il cane dorme, il gatto si aggirerà nei paraggi, prendendo confidenza con la sua presenza e i suoi odori. Molto importante: «Deve essere chiaro anche ai proprietari che la casa è del gatto, il cane va trattato come l’ultimo arrivato e non può avere per sé i posti che il gatto considera suoi».

LE GIUSTE CAUTELE
Da parte degli amici umani, non deve esserci fretta di raggiungere l’obiettivo il prima possibile. Mai avvicinare il gatto al cane in maniera forzata, ma rispettare i tempi di entrambi. No neppure a fare annusare il gatto da parte del cane tenendolo al guinzaglio. «Una buona pratica può consistere nel preparare il cane, dietro il cancelletto di sicurezza, aiutandolo a gestire l’aggressività con qualcosa da
masticare, oppure degli stracci da sbranare. A quel punto si può aprire il cancelletto e osservare: se il cane si dirige verso il gatto con troppa velocità, il proprietario deve intercettare la sua traiettoria e frapporsi, insegnandogli con la sua fermezza e sicurezza a rinunciare a quel tipo di interazione con il gatto. Cane e gatti devono sapere che l’umano controlla la situazione», spiega l’esperta. In questo modo la familiarizzazione avverrà in sicurezza, anche se bisogna mettere in conto che un graffietto del gatto al cane può capitare: il cane imparerà dall’esperienza a fare più attenzione e a tenersi a maggiore distanza e questo favorirà la convivenza. Molto importante: quando in casa non ci sono le persone, cani e gatti vanno tenuti divisi, in stanze separate chiuse. Attenzione anche quando si dà al gatto il cibo: il cane tenterà di mangiarselo, quindi meglio chiuderlo fuori dal locale, oppurre porre il cibo in alto, dove solo il gatto può raggiungerlo.

SE IL PADRONE DI CASA È IL CANE
Solo noi conosciamo bene il nostro cane e le sue reazioni. Se uscendo con lui abbiamo sperimentato che insegue sempre i gatti,  dobbiamo riconoscere che l’impresa è impossibile ed evitare di portargliene uno a domicilio. Diverso il discorso se il cane è molto anziano: la mobilità è ridotta, i sensi attutiti, l’ingresso del gatto potrebbe non essere un problema. Se poi il cane fosse cucciolo e il gatto sicuro di sé e di taglia grande, non sarebbe difficile per quest’ultimo imporsi come leader, con il cagnolino che cede, abbassa i livelli di ansia e così stanno tutti bene. In generale, ci vuole capacità di analisi della situazione: guai ad adottare un nuovo ospite dicendo “poi vediamo”...

 

IL RUOLO DELL’EDUCATORE
In caso di difficoltà di convivenza, il consiglio è di lavorare sull’autocontrollo del cane con l’aiuto di un educatore cinofilo. Questo allenamento deve avvenire in presenza del gatto, così il cane impara che non deve andare in reazione quando lo vede. Il cane è in grado di apprendere l’informazione che quel gatto è di famiglia e non va considerato una preda. Ma attenzione: al di fuori della casa, potrà capitare che continui a predare gli altri gatti, quelli non di famiglia.

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