Le vacanze possono essere un buon momento per aprire le porte di casa a un cane proveniente dal canile o dalle associazioni di volontari. Non solo perché purtroppo d’estate cresce il numero degli abbandoni, ma soprattutto perché «magari nel periodo delle ferie si ha più tempo e disponibilità per seguire il nuovo arrivato con calma e attenzione, facendo tutti i passi necessari per un corretto inserimento nella propria vita quotidiana», sottolinea Silvia Bianco, educatore e istruttore riabilitatore (www.petservicesitalia.it). Ecco i suoi consigli per orientarsi al meglio nel mondo dell’adozione.

QUALE CANILE
A chi rivolgersi? Oltre ai canili pubblici gestiti dal comune di appartenenza, esistono i rifugi, strutture private tenute da associazioni che si occupano del ricovero di cani di varia provenenza. Non solo: ci sono sempre più gruppi di volontari collegati in rete che spesso propongono in adozione, attraverso appelli su Facebook, cuccioli o adulti abbandonati o in difficoltà. Come orientarsi? «Il mio consiglio è di preferire le strutture pubbliche, più organizzate e spesso con personale specializzato. Per capire la serietà del canile, una delle domande da fare è se le persone addette alla cura degli animali, dipendenti o volontari che siano, hanno seguito il corso di “operatore di canile”», suggerisce l’educatrice. Che prosegue: «Di solito, la persona addetta alle adozioni fa un colloquio preliminare, con domande relative allo stile di vita, al tempo a disposizione, al tipo di casa, alla composizione della famiglia. Seleziona quindi un certo numero di animali adatti alla situazione e mostra le loro foto su un book, quindi porta a visionare direttamente i cani individuati. Apre il box e osserva l’interazione tra la persona e il cane, raccontandone la storia. In questa fase bisogna fidarsi, è l’esperto che indica il cane più adatto alla persona e al suo stile di vita. Inutile incaponirsi su un particolare animale, scelto magari per ragioni estetiche: conta di più la conoscenza del suo percorso di esistenza fino a quel momento». Le domande da fare in questa fase? Da quanto tempo il cane è nel canile, se viene dalla campagna o dalla città, se è abituato a stare in casa, se ha già convissuto con bambini, anziani, gatti…, se ha avuto esperienza di trasporto in auto, treno ecc. Questo per capire se la vita che andrà eventualmente a fare con le persone che lo vogliono adottare è compatibile con le esperienze che ha vissuto finora.

CI VUOLE TEMPO
Ed ecco un altro criterio per capire a quale associazione rivolgersi: «No alle decisioni di impulso, scaturite magari da innamoramento o pietismo di fronte a una foto o a una storia su Internet: per adottare un cane è necessario vederlo dal vivo e prendersi il tempo di fare un percorso di esperienza con lui, prima di portarselo a casa. Quindi, meglio privilegiare quelle situazioni che permettono un percorso di conoscenza all’interno della struttura. Cioè potere andare lì e stare ogni giorno un po’ di tempo con il cane, per osservarlo e rassicurarlo e anche per vivere insieme, una per volta, le esperienze che si andranno poi a fare insieme: il pasto, la passeggiata, il trasporto in auto. Se il canile o l’organizzazione lo permette, significa che è una buona struttura, che ha a cuore il benessere dell’animale e la riuscita dell’adozione», assicura l’istruttrice. «Quando il cane vedendoci farà le feste, è ora di cominciare a pensare di portarlo a casa».

UNA VOLTA A CASA
Ed ecco che arriva il momento tanto desiderato: come preparare la casa ad accogliere il nuovo arrivato? «Tutto deve essere pronto per fare capire al cane che quello spazio è per lui: ciotola dell’acqua e del cibo, cuccia, giochi. Se c’è, sarebbe bene fargli trovare nella cuccia l’oggetto che l’animale amava tenere con sé al canile: un gioco, un cuscino, uno straccio… Sarà un target visivo
e olfattivo utile per rassicurarlo». Per quanto riguarda i comportamenti, bisogna lasciarlo esplorare, concedendogli tutti i suoi tempi, senza forzature. No alla confusione: evitiamo di invitare parenti e amici a vederlo, sarebbe una sovraesposizione che lo turberebbe. No nemmeno al bagno, né a casa, né tantomeno dal toelettatore: al massimo si può passare il pelo delicatamente con uno straccio bagnato di acqua e aceto. No neppure al veterinario subito: meglio aspettare una decina di giorni, tanto nel canile sarà stato sicuramente visitato e vaccinato. L’ideale sarebbe potergli dedicare almeno una settimana
di ferie, per abituarlo prima di lasciarlo per andare al lavoro. Così si potrà portarlo fuori gradualmente, a perlustrare la zona in orari non di punta: meglio alla mattina presto e alla sera, quando non c’è traffico e confusione. Sì a una prima gita in auto verso un parco poco affollato di altri cani. Se in famiglia ci sono bambini, non abbandonarlo subito alle loro coccole e ai loro giochi, ma abituarlo gradualmente alla loro compagnia.

QUALCHE CONSIGLIO
• Non preferire sempre e comunque il cucciolo all’animale anziano: soprattutto se si è alle prime armi, un cane di una certa età, che magari ha vissuto a lungo in un canile, sarà docile e tranquillo e potrà riservare tanto affetto e soddisfazione.
• Non sentirsi nervosi e giudicati se la persona addetta alle adozioni fa molte domande: è indice di serietà, serve per creare il migliore accoppiamento, oltre che per stabilire il grado di consapevolezza della responsabilità che ci si va ad assumere.
• Soprattutto se si abita in città, attenzione ai randagi proposti in adozione che hanno sempre vissuto liberi in campagna: difficilmente potranno adattarsi alla vita di appartamento.
• Prima di portare a casa il cane, farsi dare il numero di telefono di una persona di riferimento, da chiamare se si incontrano problemi.
• Se nel percorso di adattamento reciproco si incontrano degli ostacoli, non spaventarsi e rinunciare subito: ricordarsi che esistono margini di miglioramento e che il tempo e l’attaccamento reciproco favoriranno la relazione.

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