Dal direttore di Ce.Di. Marche Enzo Santoni una fotografia sulle abitudini di consumo ai tempi del coronavirus: «Aumento delle vendite del 20%. Sono fortemente cresciuti gli acquisti di prodotti basici come farina, uova, zucchero e lieviti».

Il Coronavirus ha cambiato le nostre abitudini, compreso il modo di fare la spesa. Una fotografia di come sono cambiati i consumi alimentari dei marchigiani ci viene fornita dal direttore generale del gruppo Ce.Di.Marche Enzo Santoni, realtà della grande distribuzione che conta oltre 100 punti vendita tra Marche e Abruzzo. «Le variazioni sui comportamenti di spesa per la nostra regione rispecchiano i dati rilevati a carattere nazionale – ci spiega -. In generale, a causa della riduzione degli spostamenti imposta dalle misure di sicurezza, il consumatore ha preferito la spesa di prossimità, rivolgendo l’attenzione ai supermercati più vicini alla propria abitazione».

Per quanto riguarda invece la tipologia dei prodotti acquistati?
«Il maggior tempo da trascorrere in casa e la limitazione delle attività hanno favorito la preparazione e la “sperimentazione” in cucina, quindi sono fortemente cresciuti gli acquisti di prodotti basici come farina, uova, zucchero e lieviti. Inoltre l’esigenza di ottimizzare le uscite e fare spesa per più giorni ha avvicinato i clienti a prodotti a lunga conservazione e surgelati, mentre l’emergenza sanitaria ha determinato l’incremento delle vendite di prodotti per la pulizia della casa, della disinfezione e dell’igiene personale».

Si va meno spesso al supermercato ma si acquista di più? 
«L’aumento delle vendite è stato piuttosto significativo, nell’ordine del 20% rispetto allo scorso anno. L’interruzione di tantissime attività produttive e della ristorazione e il gran numero delle persone rimaste in casa, anche  grazie allo smartworking, ha comportato il trasferimento dei consumi dal mondo del pasto fuori casa a quello della tavola familiare. Inoltre, la ridotta mobilità delle persone, associata alla chiusura dei centri commerciali nelle giornate festive, ha rafforzato ancora di più la spesa nei negozi di prossimità. Queste componenti di necessità, unite alla razionalizzazione degli acquisti a cui tutti siamo stati chiamati, hanno inciso profondamente sull’incremento dello scontrino medio, a fronte di una minore frequenza di spesa settimanale».

Le associazioni dei consumatori segnalano un aumento del prezzo di alcuni prodotti, tra cui frutta e verdura. Come rispondete?
«La nostra insegna ha mantenuto invariate le politiche commerciali e di prezzo, indipendentemente dalla situazione contingente, portando avanti dall’inizio dell’anno un’attività a “prezzi scontati e bloccati” su un paniere di centinaia di articoli di prima necessità del nostro Marchio esclusivo. Tuttavia, le limitazioni ad alcune attività, e, in particolare, la scarsità di braccianti per la raccolta nei campi, hanno certamente contribuito a ridurre la disponibilità di alcuni prodotti, soprattutto verdure e ortaggi». 

Ci sono prodotti che sono reperibili con maggiore difficoltà?
«In particolare all’inizio delle restrizioni si è registrata una rapida accelerazione della domanda di prodotti legati all’“effetto scorta” come farine e lieviti, che ha comportato qualche difficoltà poi superata in breve tempo. Più rilevanti, le problematiche legate alla reperibilità dei prodotti dei settori detergenza e disinfezione, in cui categorie con rotazioni generalmente limitate, tra cui gel disinfettanti, mascherine e guanti monouso, hanno fatto registrare vendite moltiplicate per 10-20 volte, che hanno praticamente azzerato anche le scorte dei produttori».

Quali azioni avete messo in campo per la sicurezza dei clienti e dei vostri lavoratori?
«Questa è stata la nostra prima attenzione e su entrambi i fronti abbiamo lavorato molto, rivedendo profondamente le procedure organizzative. Per la sicurezza del nostro personale, tra le misure più rilevanti, ci sono l’attivazione dello smartworking per tutte le funzioni aziendali che lo consentivano e la regolamentazione degli ingressi e dell’attività del personale in magazzino e nei punti vendita, a turni scaglionati per limitare i contatti tra collaboratori. Inoltre abbiamo dotato i nostri addetti di dispositivi per la tutela della salute, avviato attività di monitoraggio delle condizioni di salute dei lavoratori e controlli all’accesso dei fornitori per la consegna delle merci. Con lo stesso approccio, abbiamo agito nell’interesse dei nostri clienti e della loro sicurezza, attivando una massiccia campagna di comunicazione sui punti vendita per promuovere le corrette procedure preventive, presidiando gli ingressi e contenendo il numero complessivo delle persone all’interno dei supermercati. Abbiamo accompagnato idealmente il cliente dall’ingresso, con postazioni di guanti monouso e disinfettante per la pulizia dei carrelli, lungo il suo percorso di spesa, con segnali e distanziatori ben visibili su pavimenti e zone di sosta. Ciascun punto vendita ha intensificato e rafforzato le attività di pulizia e disinfezione di tutti gli ambienti».

Avete implementato dei servizi di consegna della spesa a domicilio?
«In circa il 75% della nostra rete di vendita è stato possibile attivare il servizio di consegna a domicilio o quello di preparazione della spesa pronta per il ritiro nel punto vendita. Alcuni supermercati erogano il servizio direttamente preparando e consegnando la spesa a domicilio in autonomia; altri invece hanno attivato collaborazioni con amministrazioni comunali o associazioni di volontariato che si occupano della consegna. In generale il servizio ha riscosso un notevole gradimento andando incontro alle esigenze di categorie di consumatori meno autonome, o semplicemente più prudenti: nel mese di marzo abbiamo consegnato quasi 10.000 spese a domicilio e oltre 3.000 preparate e pronte per il ritiro»